Categorie

  • Ambiente
  • Antropologia
  • Archeologia
  • Aziende innovative
  • Biodiversità
  • Carnevale
  • Case editrici
  • Centenari
  • Concorsi e Borse
  • Costumi
  • Enologia
  • Escursioni
  • Estinzioni
  • Eventi
  • expandFeed
  • Gastronomia
  • Genetica
  • Libri
  • Linguistica
  • Medicina
  • expandMultimedia
  • Musei
  • Paesi
  • Poesia
  • Prodotti Tipici
  • collapseRassegna stampa
  • Ricerca
  • expandRiviste
  • Sardegna Ambiente
  • Sardegna Digital Library
  • Sardegna Ricerche
  • Scempi
  • SCS
  • Storia
  • Uncategorized

Viaggio per scoprire le radici del vino

CARLOFORTE. Un viaggio nei secoli, alla ricerca delle radici del vino sardo, con paticolare riferimento al Sulcis e all’isola di San Pietro. È quello tracciato da un gruppo di esperti storici ed enologi sabato sera al museo del mare a Taccarossa, coordinati dalla Libera Universidade Mediterranea Sarda.


Con i saluti del sindaco Agostino Stefanelli e la partecipazione di un pubblico interessato, l’incontro ha visto diversi interventi, tra cui quello di Gianni Lovicu, tecnico di «Agris Sardegna», e di enologi in rappresentanza della cantine Sardus Pater, Mesa, Sei Mura, Calasetta e Santadi, con relativa degustazione finale. Dagli argomenti esposti dagli esperti a confronto, si è dedotto come la viticoltura in Sardegna ha delle origini remote, forse già a partire dall’Età del Bronzo, secondo alcuni manufatti rinvenuti nel basso Sulcis. Lo sviluppo della vite sarda ha avuto però uno stretto connubio con i traffici mediterranei e con la Spagna, essendo molto influenzata dalle dominazioni epocali susseguitesi nei secoli, che portarono alla notorietà prodotti come vernaccia e cannonau. Solcando le rotte dell’antichità, sono statì mostrati anche i cosiddetti «ambienti del vino» di un tempo, dalle abitazioni di campagna alle attrezzature ingegnosamente utilizzate nella coltura della vite e nella raccolta dell’uva, come è avvenuto a Calasetta. Per quanto riguarda Carloforte, il professor Giovannino Sedda ha illustrato come i carolini, fin dal loro insediamento nel 1738, sono stati non soltanto riconosciuti trasportatori marittimi (con battelli e e bilancelle), ma anche abili produttori di vino, riuscendo a allestire vitigni in zone aspre dell’isola. Probabilmente l’isola tabarkina conobbe la vite prima della colonizzazione, quando la produzione del vino era una materia riservata a monaci religiosi autorizzati. Il professor Sedda ha invitato gli studiosi locali ad approfondire l’argomento.

Simone Repetto

Condividi su:
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Google Bookmarks
  • FriendFeed
  • LinkedIn
  • Technorati
  • Twitter
  • Wikio

Leave a Reply

 

 

 

You can use these HTML tags

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>