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Un sardo contro la sclerosi multipla

Giovanni Delogu, ricercatore di Siligo, autore di un’importante scoperta

Lo studio pubblicato su una rivista internazionale

SASSARI. Un microbatterio innocuo, capace di scatenare una reazione immunitaria che distrugge le cellule del cervello. La scoperta, che potrebbe aiutare a capire come nasce la sclerosi multipla, porta la firma di due ricercatori, uno dei quali è il sardo Giovanni Delogu.
Quarantun anni, di Siligo, laurea a 23 in Scienze biologiche a Sassari, specializzazione con il «maestro» sassarese Giovanni Fadda, poi un’esperienza di quattro anni a Washington. Sei anni fa il rientro in Italia, a Roma: Giovanni Delogu attualmente è professore associato e ricercatore all’istituto di Microbiologia (diretto da Giovanni Fadda) del Policlinico Gemelli, Università Cattolica del Sacro Cuore. Sposato, un bambino di 4 anni, Giovanni Delogu ogni venerdì sera sale sull’aereo e rientra a Siligo, dove vive la sua famiglia. Il lunedì mattina alle 9 è di nuovo nel suo laboratorio a Roma. La sua attività di studio e di ricerca è concentrata sui microrganismi, in particolare sul batterio che provoca la tubercolosi e due milioni di morti all’anno nel mondo. Tre anni fa, Giovanni Delogu ha avviato una collaborazione con Francesco Ria, professore associato di Patologia generale e immunologo, esperto di sclerosi multipla. L’obiettivo: promuovere uno studio in cui due campi della ricerca biomedica si incontrano per dare risposta a interrogativi complessi.
I primi risultati, pubblicati sulla prestigiosa rivista “Journal of immunology”, rappresentano una novità importante proprio per quanto riguarda la sclerosi multipla. Si sa che all’origine della malattia provocata da una reazione infiammatoria scatenata dal sistema immunitario, ci sono due fattori, uno genetico e l’altro ambientale. Su quest’ultimo si è concentrata la ricerca portata avanti da Giovanni Delogu e Francesco Ria. Racconta il microbiologo: «Nel fattore ambientale l’organismo infettivo può essere un agente patogeno, che causa l’infezione al cervello provocando la risposta immunitaria, oppure un microrganismo incapace di raggiungere il sistema nervoso centrale. In quest’ultimo caso, secondo i nostri studi, è la risposta immunitaria indotta dall’agente a provocare la malattia autoimmune».
Il topo di laboratorio utilizzato negli esperimenti si è ammalato di encefalite, la forma animale della sclerosi multipla. I due studiosi hanno modificato un batterio molto comune appartenente alla famiglia dei micobatteri, di cui fa parte anche quello che causa la tubercolosi: «Si tratta di un agente con cui è facile venire di frequente a contatto – spiega Giovanni Delogu -, per esempio è presente nel terriccio, nel sifone della doccia, nei rubinetti». Attraverso il processo cosiddetto di “ingegnerizzazione”, il batterio ha assunto caratteristiche simili alla molecola della mielina, la sostanza fondamentale della guaina che riveste le cellule nervose. Nell’arco di quindici giorni, il batterio è stato eliminato dalle cellule T del sistema immunitario. Ma, prima di scomparire, è riuscito a modificare le caratteristiche delle cellule, permettendogli di entrare nel sistema nervoso centrale e scatenare così la malattia autoimmune: l’encefalite del topo.
La ricerca dimostra che è possibile infettarsi con un batterio innocuo e in seguito alla reazione dell’organismo sviluppare una malattia autoimmune. Un’ipotesi che trova conforto in un dato certificato: la sclerosi multipla è più diffusa nei paesi dove il livello di sanità è elevato. Nei paesi poveri, dove le condizioni igienico-sanitarie sono precarie, l’incidenza della malattia è molto bassa. La spiegazione potrebbe essere questa: dove l’igiene è scarsa, l’organismo viene continuamente a contatto con microrganismi patogeni e reagisce uccidendoli; dove invece è presente un alto livello di igiene, il sistema immunitario interagisce con microrganismi innocui sui quali concentra tutta la sua attenzione. Ed è proprio la reazione forte a provocare l’insorgere della malattia.
Ora, compiuto il primo passo, Giovanni Delogu e Francesco Ria sono intenzionati ad andare avanti lungo questa strada: «Modificheremo quello utilizzato con altri batteri, per vedere come cambia la risposta immunitaria che scatena la malattia». L’obiettivo finale è uno solo: sviluppare un vaccino che blocchi la reazione dell’organismo e, di conseguenza, sconfigga la sclerosi multipla.
SILVIA SANNA
TRISTE PRIMATO

In Sardegna incidenza record


SASSARI. Un malato ogni 700 abitanti: è il triste record della Sardegna, la regione italiana in cui la sclerosi multipla ha l’incidenza più alta. È una questione genetica, dicono gli studi, con una propensione dei sardi a essere maggiormente colpiti da malattie autoimmuni. L’aspetto genetico differente rispetto ai cittadini di molti altri paesi europei, ha una conseguenza: una parte dei geni offre terreno fertile a questo tipo di malattie tra le quali figura anche il diabete. Che infatti ha nell’isola un’incidenza altissima. In Italia sono 52mila le persone affette da sclerosi multipla, tre milioni nel mondo. La malattia generalmente si manifesta in età compresa tra i 15 e i 50 anni e predilige le donne (3 ogni 2 uomini). Nel mondo, la zona ad alto rischio è formata da nord e centro Europa, Nord America e Canada. La malattia incide di meno al Sud di Europa e Stati Uniti ed è praticamente inesistente al di sotto della zona temperata, cioè nelle zone tropicali come i Caraibi, Africa e Asia.

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